Dopo ben 11 anni dalla pubblicazione in America di “A Drunken Dream and Other stories” e otto dall’edizione francese di “Hagio Moto Anthologie: De la rêverie & De l’humain“, finalmente anche noi italiani ci siamo meritati una raccolta di storie brevi di Moto Hagio: si chiama “Hanshin, la dea dimezzata” ed è ottima per conoscere il talento di questa autrice.

Si aggiunge un nuovo tomo alla Moto Hagio Collection di Jpop! La collana raccoglie i titoli più famosi dell’autrice e ha messo l’Italia alla pari con altri Paesi pubblicando Il cuore di Thomas, Il clan dei Poe, Marginal e Barbara.
Questa volta tocca ad Hanshin la dea dimezzata, un’antologia delle sue migliori storie brevi. Non meno importante delle altre opere, il volume completa la retrospettiva su una delle mangaka più importanti di sempre e che insieme a poche altre autrici ha rinnovato dagli anni ’70 il fumetto per ragazze.
Hanshin la dea dimezzata
Un solo racconto presta il titolo al volume, ma all’interno sono ben 12 le storie scelte da Jpop. Tutte ricoprono un arco temporale che va dal 1971 al il 1998. Andremo così avanti ed indietro lungo 27 anni della lunghissima carriera di Moto Hagio, saggiandone sensibilità e stile.
Calma apparente
Soprattutto nelle storie brevi Moto Hagio si presenta come un’ autrice sofisticata, che in una narrazione perfettamente costruita, senza sbavature e senza eccessi, indaga sui sentimenti e sulla psicologia dei personaggi. Dunque con racconti dall’aspetto apparentemente pacifico, Moto Hagio scava nel profondo.
Sono per lo più storie crudeli, ma non nel senso comune del termine. Non sono né violente né sconcertanti. A essere crudeli non sono le azioni in sé o le trame, ma l’esposizione dei protagonisti a sentimenti contradditori e mai pacifici. I personaggi non troveranno una vera pacificazione, bensì una convivenza.
Così come i personaggi da lei descritti, anche noi rimaniamo sospesi nelle emozioni che le loro storie ci suggeriscono.

Dodici storie di Moto Hagio
Le storie più famose dell’autrice ne sono un chiaro esempio. Hanshin è disegnata nel 1984 e racconta della condizione esistenziale di due sorelle siamesi costrette a dividersi attenzioni e forze vitali. Ma a rendere il tutto crudele non è la condizione delle ragazze, ma il fatto che questa situazione porti Yudi ad un odio profondo nei confronti della sorella. Una volta separate, come una condanna, ne porterà le sembianze con tutte le conseguenze psicologiche che comporta.
La bambina iguana del 1991 racconta di una madre che non riesce ad amare la figlia che più le assomiglia. Inutile dire che questo determinerà il modo di percepirsi della protagonista. A poco servirà comprendere la madre e tentare di non cadere negli stessi errori, poiché il loro rapporto e la ferita del suo animo non si rimargineranno.
In Sole pomeridiano del 1994 una madre di famiglia è costretta ad interrogarsi sul rapporto con il marito. Scoprirà la fine delle illusioni giovanili e l’inconsapevole condizionamento che la società impone alla donna. L’amore diventerà un treno passato velocemente su cui non si è fatto in tempo a salire e che sta arrivando invece per le nuove generazioni.
Imitando gli angeli (1984) ci riporta in un’ambientazione più tradizionale: dietro all’aspetto di una storia d’amore si nasconde però il tema dell’aborto.
Ne La medicina per andare a scuola (1994) le vite di due adolescenti subiscono i contraccolpi delle scelte fatte dai dei genitori.
Il falso re del 1984 ha il fascino dell’ambientazione esotica ed è l’unico racconto palesemente crudele. L’autrice fa incontrare il carnefice e la sua vittima. Uno dei due verrà sacrificato dall’altro per liberarsi dall’odio che lo lega.

In Catharsis del 1992, un ragazzo per riuscire riprendersi la sua vita è costretto a rompere con i genitori e rifiutare i progetti da loro imposti.
Ne il bambino torna a casa del 1998 il giovane Hide continua a vedere aleggiare per casa l’ombra del fratello morto.
Lo yukata cucito da Sayo del 1971 descrive momenti di vita apparentemente spensierata di due ragazzini. Ma il rito estivo della preparazione dello yukata fa emergere ovunque i ricordi legati alla defunta madre.
L’amico K (1985) è il ricordo malinconico ed evanescente di un compagno di classe di cui il tempo ha consumato in parte i dettagli, ma ha lasciato intatte le sensazioni.
Discorso a parte va fatto per altri due racconti: La serra (1975) e Marine (1977) disegnati dalla Hagio, ma sceneggiati rispettivamente da Ikumi Ikeda e Takako Imazato e che si adattano bene alla sua sensibilità degli anni ’70, sebbene non sono all’altezza delle sceneggiature da lei stesso orchestrate.
Gli stratagemmi narrativi
Moto Hagio poteva narrare queste storie in tanti modi, ma il più delle volte mette in campo degli stratagemmi narrativi stupefacenti e che la formula del racconto breve esalta e non mortifica.
Così in La Bambina Iguana è sorprendente l’espediente narrativo che Hagio utilizza. L’iguana non è una semplice similitudine o un appellativo dato alla ragazza. Nella storia la protagonista appare o meno sotto forma di Iguana secondo l’opinione che hanno gli altri di lei. Un velo che puo’ essere squarciato come succede alla sorella Mami quando si libera dai giudizi che la madre le ha trasmesso.
In La medicina per andare a scuola, il bizzarro sogno ad occhi aperti dell’adolescente è tutt’altro che ironico, ma sottolinea il senso di estraneità e incomprensione che vive il protagonista.

L’indagine psicologica
In Hanshin è chiaro l’interesse che Moto Hagio ha di narrare tutti i passaggi psicologici dei personaggi e di indagarne le emozioni. Una costante delle sue opere, tanto che Banana Yoshimoto la paragonò a Dostoevskij. A riferirlo anni fa fu Giorgio Amitrano (curatore di molti libri per Feltrinelli) nella prefazione di Poe no Ichizoku pubblicata da Ronin Manga.
Se il paragone è calzante per un’opera ancora inedita come Zankoku na kami ga shihai suru (After us, Savage God / A Cruel God Reigns in Heaven dove il protagonista ordisce un omicidio), non lo è meno per l’indagine sull’animo che fa Moto Hagio in queste storie.
L’oggetto quasi sempre sono i rapporti familiari. Ma il motivo del suo interesse può essere facilmente spiegato da alcune dichiarazioni rilasciate dalla stessa autrice.
Moto Hagio alla ricerca di risposte
Moto Hagio non ha mai nascosto il difficile rapporto con la madre. Raccontava di aver letto vari libri anche di psicologia con l’intento di capire la grande incomprensione con i propri genitori. Nessun dei problemi trattati in quei libri riguardava però i suoi. Le bastò un giorno leggere l’oroscopo per capire che fossero semplicemente incompatibili.
Come non pensare che a influire sulla sua scrittura non sia stata l’esperienza personale e le suggestioni di quelle letture?
Lo stile si evolve
Il volume riesce in un poco più di 400 pagine a fare una carrellata sull’evoluzione dello stile dell’autrice di decennio in decennio. Nelle tavole anni ’70, Moto Hagio presenta ancora disegni caratterizzati da figure evanescenti, improntato alle opere di Tezuka ed agli stilemi dello Shojou Manga dell’epoca. Già in quegli anni Moto Hagio presenta però tavole regolari e pulite.
Nelle storie del 1977 ci troviamo in un punto di passaggio. L’organizzazione della tavola è ancora più pulita e i personaggi rinunciano in parte alla loro esilità e il tratto acquisisce maggiore morbidezza.
Negli anni ‘80 lo stile è maturo e raggiunge un visibile equilibrio. Le figure sono diventate più vigorose ma le immagini non perdono di eleganza. Muterà invece negli anni ’90 quando Hagio lo renderà ancora più moderno rinunciando ad inutili pathos e ornamenti.
Le tavole
Ma è la tavola il campo in cui gioca la partita migliore Moto Hagio. Qui infatti dimostra di essere padrona di un mezzo che adopera con consapevolezza, arrivando a composizioni suggestive ed originali.
In Hashin, la tavola della morte di Yucy viene solcata da una linea obliqua che taglia la vignetta e separa l’aldilà dalla terra. Yudi ormai è lontana nel fisico e nell’anima dalla sorella e la linea, come un taglio chirurgico, squarcia la tavola. Allo stesso modo lacera il cuore di Yudi che di improvviso ne sente il peso inclinando la testa.

In Sole pomeridiano lo stratagemma di scomporre un rettangolo in tre parti accentua il gioco di sguardi posti a differente altezza dei due personaggi che prendono il thé. Così dei quadrati sovrapposti seguono il movimento della donna che ricade all’indietro. Composizioni geometriche che tengono insieme le immagini e le rendono delle parti quasi autonome sulla pagina.
Ne L’amico K Hagio riproduce una storia che attinge principalmente dai ricordi e che perde il più delle volte i dettagli, scegliendo solo vignette rettangolari che si sviluppano in orizzontale .

Ad ognuno la sua antologia
Se hai una carriera che sfiora i 50 anni e tante opere, è naturale proporre una raccolta di storie brevi che dia un’idea delle tante tematiche toccate e dell’essenza di un’ autrice. Se poi sono ben riuscite come quelle di Moto Hagio allora è inevitabile.
Ma come vengono selezionate le storie da inserire? A parte quelle imprescindibili come Hashin e La bambina Iguana, per le restanti le case editrici hanno compiuto scelte differenti. Ad incidere maggiormente sono stati sicuramente i gusti personali degli editori, il pubblico di destinazione e quanto già pubblicato in precedenza.
Matth Thorn, curatore dell’edizione americana, scelse seguendo i propri gusti e facendo sondaggi sulle opere più rappresentative tra la community di fan dell’autrice.
La Francia inserisce invece Siamo in 11!, che America e Italia avevano già dato alle stampe.
L’edizione italiana ha omesso completamente il genere fantascientifico che tanto ha caratterizzato Moto Hagio. La Fantagraphics lo aveva fatto inserendo A Drunken Dream a colori e dando alla raccolta lo stesso titolo!
Un apparente filo conduttore?
Ad una prima lettura i racconti appaiono non avere grossi elementi in comune. A ben vedere però la gran parte dei racconti della Jpop, anche rispetto ad edizioni straniere, puntano essenzialmente a fare un’indagine sui rapporti familiari: 5 su 12 hanno al centro il rapporto genitori-figli, uno quello tra moglie e marito, 3 invece il rapporto tra sorelle e fratelli.
Cosa manca al volume
Sull’edizione non ho nulla da eccepire, se non la mancanza di contributi che permettano al lettore estemporaneo di collocare questa autrice in un panorama non sempre sufficientemente conosciuto e ai fan di poter approfondire tutti gli aspetti.
Eppure sia in A Drunken dream e in The Heart of Thomas della Fantagraphics erano presenti interviste e contributi. Lo stesso vale per l’edizione italiana di Poe no Ichizoku della Ronin manga.
Personalmente ho fatto anche fatica a trovare in internet le fonti che 10 anni erano disponibili su questa autrice, non avendo a portata di mano le edizioni di cui ho parlato. Quei pochi contributi rappresentavano 10 anni fa le uniche notizie su Moto Hagio, un’autrice tra le più importanti del panorama fumettistico giapponese ma che l’occidente spesso non sa raccontare a sufficienza. Lo stesso vale per un pezzo di storia del fumetto per ragazze tra le più belle in assoluto. La storia dello Shojou manga dagli anni ’60 vede intrecciarsi i cambiamenti storici ed economici, quelli del mercato editoriale; suggestioni provenienti dallo stesso mondo del fumetto, dal cinema e dalla letteratura; incontri fortunati tra gli artisti stessi e gli editori che per primi diedero la libertà a queste autrici di esprimersi come desideravano.
Curiosità
- La bambina iguana ebbe un adattamento televisivo nel 1992
- Nel 2019 un’antologia di racconti è stata pubblicata in Spagna. Qui trovi un resoconto dell’edizione
- Ancora disponibile online una retrospettiva sul Magnifico Gruppo del 24 di Matth Thorn
- Alcune interviste sono ancora disponibili sul web:
https://www.animenewsnetwork.com/interview/2010-08-04/a-conversation-with-moto-hagio
https://hulkholt.tumblr.com/post/95475803909/an-excerpt-from-an-interview-of-hagio-moto-about
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