
Dopo le opere più conosciute di Keiko Takemiya, Jpop propone il racconto sui suoi primi anni di carriera. Un’età di fermento, ricerca e crisi, ma con in testa l’obiettivo di pubblicare Il poema del vento e degli alberi!
Non c’è nulla di meglio che far parlare chi ha fatto la storia dello shoujo manga come Keiko Takemiya. Troppe volte il fumetto per ragazze viene considerato collaterale e dunque “schiacciato” dalla sua controparte nei libri che ripercorrono l’evoluzione del fumetto giapponese in generale.
Con Il suo nome era Gilbert gli appassionati di questo genere possono finalmente leggere il racconto degli anni di maggior fermento dalla sua nascita. Keiko Takemiya condivide infatti i ricordi della sua carriera dal 1970 al 1976. Da quando cioè lascia la città di Tokushima per iniziare il lavoro di mangaka a Tokyo, fino all’inizio del successo. Un tempo fatto di incontri stimolanti e che vedrà la genesi de Il Poema del vento e degli alberi.
Keiko Takemiya e la rivoluzione che passa dai manga
C’era una volta in Giappone chi voleva fare la rivoluzione. C’erano gli studenti che nel ’68 che agitavano le università con le loro idee; c’era la Fazione dell’Armata Rossa che dirottò il volo 351 della Japan Airlines. C’era poi una nuova generazione di autrici donne che portavano avanti una rivoluzione silenziosa. Erano le giovani mangaka che muovevano i primi passi nel mondo del fumetto per ragazze, quando l’editoria era predominata da uomini.
È la stessa Keiko Takemiya a contrapporre la sua silenziosa rivoluzione con il contesto politico dell’epoca. Un mondo che aveva conosciuto tramite i movimenti studenteschi all’università e che aveva presto abbandonando con l’idea di fare la rivoluzione con i manga. Dal suo racconto però capiamo che non era tanto la Takemiya ad aver chiaro l’obiettivo e le modalità di questa rivoluzione, quanto la sua amica Masuyama, che diventò uno dei maggiori interlocutori del Salone Oizumi.
Con probabilità quella generazione di autrici non sarebbe riuscita nel suo intento, se ognuna fosse rimasta nelle propria stanza con la sola voglia di raccontare. Se Keiko Takemiya non avesse conosciuto Moto Hagio e di conseguenza Masuyama, e se non avessero deciso di convivere nel Salone Oizumi, lo shoujo manga dei nostri giorni non esisterebbe.
Dalla città alla campagna
Keiko Takemiya si descrive come una ragazza di provincia con la passione dei manga, ma che non aveva ricevuto tanti stimoli. A colmare questo vuoto sarà la giovane Masuyama, una ragazza di Tokyo appassionata di manga e con un bagaglio di esperienze totalmente diverse. Tra mostre, cinema e libri, Masuyama sarà la prima interlocutrice della Takemiya e diventerà la maggior fautrice della rivoluzione dello shoujo manga. Sarà lei a far diventare il Salone Oizumi luogo di incontro di appassionate e professioniste.
Nelle sue stanze si parlerà per la prima volta di inserire nelle storie per ragazze protagonisti maschili, contenuti omoerotici e di fantascienza e di come far evolvere lo shoujo manga allo stesso modo dello shonen.

Keiko Takemiya e il suo lifework
Keiko Takemiya parla del Poema come un lifework, un’opera in cui concentrare tutti gli sforzi e la passione. Ma ne Il suo nome era Gilbert la sua pubblicazione rimarrà un obiettivo fino alla conclusione. Per pubblicarlo la Takemiya non solo supererà i rifiuti degli editor, ma prima di tutto affronterà le sue carenze come disegnatrice e sceneggiatrice.
Il senso di inadeguatezza nei confronti della matura Moto Hagio, provocherà dei cali di entusiasmo nel lavoro, pesando sul suo stato di salute.
Moto Hagio e Masuyama
Tra i numerosi nomi che in quegli anni frequentarono il Salone Oizumi, solo però Moto Hagio e Masuyama spiccano nel racconto della Takemiya.
La descrizione che l’autrice fa di Moto Hagio non contraddice l’immagine delle loro personalità che viene fuori dalle loro opere. Ne Il suo nome era Gilbert Moto Hagio appare solida, calma, metodica. Forse anche troppo, ma è chiaro che sul suo ritratto ricadano le ansie del tempo della Takemiya. Nonostante ciò Moto Hagio si dimostrerà pronta ad accettare l’esperienza della convivenza e sarà ricettiva alle tematiche che si dibattevano nel salone.
ll rapporto tra le due autrici inevitabilmente si concluderà. Con tatto e accortezza Takemiya lascia intendere ed evita polemiche. Al di là delle vicende tra le due, sono interessanti le riflessioni fatte dalla Takemiya all’epoca sulle tavole della Hagio. Ci restituiscono il senso di novità che oggi non riusciamo a cogliere.
La vera scoperta del libro è senz’altro Masuyama, una personalità pressocchè sconosciuta ai lettori occidentali. Schietta nelle critiche, non facile di carattere, tra tutti quelli che si aggirarono nel salone, fu lei a credere, a supportare ed aggregare le persone per la rivoluzione. Un ruolo il suo che non potrà mai essere facilmente definito.
L’opera che non ti aspetti: La tomba del Faraone
Se pensate però che la Takemiya alla fine del suo racconto vi parli nel dettaglio del Poema, vi sbagliate. A detta sua ne sarebbe nato un altro romanzo. Così glissa anche su Verso la terra, mentre si prolunga su La Tomba del Faraone.
Un’opera poco conosciuta da noi europei, ma che rappresenta per l’autrice un punto di svolta. In quel periodo non solo cresce come disegnatrice e sceneggiatrice, ma impara un nuovo approccio al lavoro. Un’evoluzione fondamentale perché il Poema del vento e degli alberi potesse diventare l’opera solida qual è.
Conclusioni
Il suo nome era Gilbert soddisferà sicuramente chi vuole conoscere meglio quest’autrice e farsi un’idea dell’editoria dell’epoca. Un pò meno contento sarà chi desidera leggere più aneddoti sul Poema.
Per tutti gli appassionati di shoujo manga e classici anni ’70 è una lettura difficile da sconsigliare, vista la carenza di materiale esistente sull’argomento. Al di fuori delle informazioni che la Takemiya dà sui suoi interessi, su cosa voleva raccontare e il suo ideale estetico, il libro risulta insoddisfacente se usato per capire nel dettaglio come certe tematiche incomincino a diffondersi nel salone, specie quelle omoerotiche o fantascientifiche.
L’opera potrebbe essere inutile se lasciata sola nel panorama editoriale italiano. Abbiamo infatti bisogno di più testimonianze su queste autrici. In Giappone è stata per esempio pubblicata a The Door Opens, Every Time, the Witnesses of the Times 扉はひらく いくたびも-時代の証言者 ), un’altra biografia dell’autrice che si sovrappone a Il suo nome era Gilbert. Oppure il 2021 ha visto la pubblicazione della biografia della Hagio.
L’edizione
Ci sono alcune cose che da lettrice italiana mi sono mancate. Ovviamente è un discorso che faccio ignorando difficoltà e limiti imposti dalle case editrici giapponesi.
Parlo delle illustrazioni presenti, ridotte per lo più a quelle del Poema. Al di fuori di questo son presenti due sole immagini rispettivamente di Verso la terra e La tomba del faraone. Mi sarebbe piaciuta qualche immagine in più delle prime opere della Takemiya e delle riviste d’epoca sia per comprendere la sua crescita e sia per ambientarsi anche visivamente all’epoca.
Avrei gradito anche qualche nota del traduttore che non fosse proprio la semplice traduzione del titolo. Ma se questo è giustamente opinabile, forse non lo èin un unico caso. Alla citazione del saggio di Taruho Inagaki “L’estetica dell’amore tra ragazzi” non è presente nessuna nota. Eppure è un autore di cui in Italia non abbiamo praticamente nulla, neanche una pagina Wikipedia. Dobbiamo ricorrere a quella inglese per aver qualche informazioni in più e per scoprire che:
In 1968 he won the first annual Japan Literature Grand Prize for Shōnen'ai no Bigaku (少年愛の美学, , The esthetics of boy-love), an essay on "aesthetic eroticism", where he divides stories into A (anal), V (vaginal), P (penile) and K (clitoral) varieties and "describe[s] the historical, psychological, and metaphysical ramifications of the love of beautiful boys in an eclectic blend of ideas culled from history, Freudianism, pop psychology, and existentialism."Inagaki's works often dealt with themes including flight, astronomical objects, and erotic and romantic relationships among beautiful adolescent boys. His stories on the latter topic, and his essays in Shōnen'ai no Bigaku, were an influence on early writers of the yaoi genre such as Keiko Takemiya.
Forse due parole in più per orientare il lettore non erano male.
Curiosità
Nel 2021 è stato dato alle stampe un altro libro della Takemiya 扉はひらく いくたびも-時代の証言者 (The Door Opens, Every Time, the Witnesses of the Times). Questa volta il racconto finisce in parte per sovrapporsi a Il suo nome era Gilbert, ma a condurlo è la giornalista Keiko Chino che aveva curato l’intervista all’autrice su Witnesses of the Times serializzato su Yomiuri Shimbun.
Compralo se..
..se sei appassionato di shoujo manga e manga classici, ma soprattutto se ignori la storia di quegli anni!
