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Asumiko Nakamura e Le Téâtre de A e B

Cercate una lettura un po’ diversa dal solito? Non volete un racconto con un elaborato intreccio ma preferite farvi trasportare dalle atmosfere? Allora Le Téâtre de A e B di Asumiko Nakamura potrebbe fare a caso vostro!

Io ho appena finito di leggerlo dopo, ahimè, averlo interrotto per mancanza di tempo. Ma mi è servito, perché rileggerlo dall’inizio mi ha permesso di capire quest’opera così diversa dalle più popolari di Asumiko Nakamura.

I due volumi editi dalla Dynit si presentano come una collezione di storie autoconclusive, salvo ritornare sugli stessi personaggi in più episodi. La loro lunghezza è di 7 tavole nel volume A, per poi ‘allungarsi’ mediamente fino alla ventina nel volume B,

I mood presenti nei racconti sono vari: si passa da quelli leggeri e divertenti alle trame più malinconiche.   Tutto grazie ai molteplici scenari e protagonisti scelti per ogni storia. Come capirete la brevità dei racconti non permette trame molto articolate, ma l’autrice riesce ad incantare e affascinare per le atmosfere. E anche quando i temi di fondo sono complessi, non cercate approfondimenti ma suggestioni!

 Sono così affrontati il vuoto che porta a suicidio, la morte e l’attesa della morte, la vedovanza e la paura di innamorarsi dopo di questa, fino alla cruciale domanda sulla natura dell’anima e su dove risieda. Oppure le questioni di genere e l’accettazione del cambiamento del proprio corpo, sempre presenti nell’universo narrativo della Nakamura.

Le teatre de a e b
Le copertine dei due volumi

Ma cosa hanno in comune tutte queste storie di Asumiko Nakamura così variegate per tematiche?

Innanzitutto lo scenario di riferimento. Tutti traggono spunto da favole e racconti occidentali: da Alice nel Paese delle Meraviglie a Cappuccetto Rosso, al classico di Collodi con Pinocchio e Mastro Geppetto, all’Usignolo che incanta con la propria voce. Non manca la storia con i vampiri o Santa Clause o il detective inglese. Ma dimenticate definitivamente le trame classiche. Qui la rielaborazione è totale. Inquietanti o divertenti, i protagonisti sono tutte Gothic Lolita o personaggi affascinanti degni della migliore narrativa a fumetti per ragazze. Basti pensare al personaggio del Vampiro o al signor Coniglio.

Ed infatti l’altro elemento che tiene insieme tutte le storie è il forte piacere di riprodurre personaggi belli e affascinanti, simboleggiati appunto dalle Gothic Lolita. La ricercatezza dei look sfoggiati dai protagonisti è seconda solo alle opere delle Clamp come Card Captor Sakura. E non è un caso. Perché gli episodi sono stati pubblicati per la prima volta su Gothic&Lolita Bible. A metà strada tra un magazine ed un libro (mook), questa pubblicazione dal 2000 è diventata il luogo per promuovere e far incontrare gli appassionati di questa moda giapponese. In voga dalla fine degli anni ‘90, si distingue per gli abiti elaborati, carini e dal gusto vintage. Le Gothic Lolita però scelgono vestiti ed accessori con un sapore più vittoriano e una predominanza di colori scuri, come è facile intuire dal nome. La predilezione nella storie di questa particolare sottocategoria spiegherebbe così anche le ambientazioni occidentali delle trame.

Senza questa premessa,finiremmo per considerare quest’opera della Nakamura distante da quelle finora conosciute in Italia. L’autrice finisce comunque per trovarsi a suo agio in questo orizzonte estetico, anzi il suo tratto lo valorizza e lei si diverte, a conferma di come gli artisti orientali abbiamo la capacità di passare da un genere all’altro senza inquietudini. Come un fatto naturale, si può narrare una storia per bambini o quella più autoriale, senza disdegnare nessun genere, anzi sfruttando le potenzialità narrative del mezzo che si padroneggia. Una cosa difficile per gli autori occidentali.

Le lolite sanno di rose e fragole!

Parola del lupo di Cappuccetto Rosso. Ma la dolcezza che le si attribuisce non  rende zuccherose le storie di cui sono protagoniste. Anzi spesso sono malinconiche e lasciano l’amaro in bocca anche quando apparentemente c’è un lieto fine. E, se sono divertenti spesso, non smettono di inquietare, come la storia del venditore orientale o quella della statua del  principe, testimone dell’amore di due giovani che nel finale ha una nota stonata nonostante l’happy end assicurato.

Non solo lolite!

Le giovani e belle lolite sono sempre affiancate da altrettanti fascinosi protagonisti che riescono spesso a sottrarre loro la scena.

Di fondo però le storie presentano sempre una dualità di fondo nella scelta dei personaggi. Come  nella figura dei due conigli e di Simone e Alistair, nell’angelo e nel diavolo. O come nell’episodio della sposa e del criminale, dove i protagonisti rappresentano la contrapposizione e l’unione degli opposti. Questa dualità è simboleggiata sulla tavola dalla contrapposizione del bianco e del nero. Anche il titolo suggerisce come l’opera non sia semplicemente divisa in due tomi, bensì che i due volumi sono da considerare complementari. Tant’è che all’apertura dei due troverete  dei medaglioni con i ritratti di due lolite del tutto simili, ma rispettivamente una bianca ed una nera.

Cosa hanno in comune le altre opere di Asumiko Nakamura con Le teâtre de A e B?

Il  gusto Gothic Lolita spiazza quanti conoscono già Asumiko Nakamura. Ma chi apprezza la bellezza dei suoi disegni non rimarrà deluso. Perché il suo tratto distintivo persiste e si esalta nel ritrarre questi soggetti con il suo morbido tratto e con le sue eleganti linee, che descrivono lunghe figure dinoccolate. La veste grafica così è un piacere per gli occhi.

Dunque chi ha già letto le sue opere già edite in Italia non può farsela sfuggire, anche solo per capire al meglio le abilità di questa autrice. Per chi non la conoscesse, sappiate che è da sempre conosciuta dagli appassionati di yaoi per opere come la fortunata serie di Compagni di classe, pubblicato in Italia da Magic Press e che ha goduto anche di un adattamento anime. Il pubblico più vasto l’ha potuta apprezzare per i volumi sensuali ed affascinanti di Utsubora edito da Coconico Press. Questo ve lo consiglio soprattutto per la postfazione che ci  racconta di questa autrice. Infatti oggi è molto raro edizioni così curate in modo da far conoscere al pubblico non solo le opere, ma gli autori stessi, lasciando spesso ad altri canali il compito di informare e far comprendere il contesto in cui si muovono i mangaka.